Diario di una studentessa fuorisede
Mia madre viene da Altolia, mio padre da Giampilieri. Tra i due paesi della provincia di Messina vi è sempre stata una rivalità e i miei genitori sono stati testimoni di questo al momento del loro fidanzamento. Quando ne parlavo ai miei amici e raccontavo la loro storia, precisavo sempre che se non sapevano dove si trovavano questi villaggi non era un problema, perché erano cosi’ piccoli da essere conosciuti solo da chi aveva della famiglia li’.
In quelle occasioni, mai avrei immaginato che la situazione potesse cambiare dopo giovedi’ 2 ottobre 2009.
Dopo la notte di giovedi’, come ogni mattina, consulto i siti dei giornali italiani per vedere le ultime news. Non credevo ai miei occhi: quei due paesini sconosciuti erano adesso sulla prima pagina, perché colpiti da un violento alluvione.
Più leggevo, più mi rendevo conto della gravità della situazione: più di 230 millimetri di pioggia erano caduti. La pioggia si è fatta strada tra i torrenti, le montagne e le strade con una forza tremenda. Frane e smottamenti ne hanno seguito e hanno distrutto interi villaggi, soprattutto Scaletta Zanclea, Scaletta Marina, Molino e i villaggi dei miei genitori, Altolia e Giampilieri. Il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza.
Il triste bilancio delle vittime continua a salire, man mano che i soccorritori lavorano nelle aree devastate. Al momento in cui scrivo, le fonti ufficiali parlano di 24 morti e di una trentina di dispersi. Guardando le foto dei villaggi, mi rendo conto che i luoghi in cui sono cresciuta hanno cambiato volto in un istante: sembra di rivedere delle immagini da post-terremoto. I villaggi sono stati evacuati, perché non c’è elettricità né gas e si teme che altre frane possano aver luogo. Volontari e soldati, esercito e Protezione Civile stanno lavorando in condizioni difficilissime per venire in soccorso alle vittime del disastro: la loro presenza è molto apprezzata dalle persone coinvolte (come mia nonna, che è stata portata via da Altolia da un elicottero della Protezione Civile).
La mia famiglia è uscita illesa, a parte la paura e un po’ di fango in casa. Ci possiamo considerare miracolati, perché tante famiglie sono state toccate molto duramente dagli eventi. Al di là delle notizie riportate dai giornali, la realizzazione della gravità della situazione è venuta dall’esperienza dei miei genitori che si sono recati sui luoghi appena possibile. Mio padre è andato a Giampilieri e ha incontrato tante persone per strada, che piangevano per la perdita dei loro cari, per la distruzione della loro casa e delle memorie di una vita, per il loro negozio tirato su a forza di sacrifici e di difficoltà e adesso distrutto.
La distruzione è dappertutto nei villaggi: molto tempo e molti investimenti saranno necessari per riportare questi villaggi di nuovo alla vita. Ma al di là della ricostruzione materiale, la sfida più grande – come mi raccontava mio padre al ritorno da una delle sue visite a Giampilieri – è sostenere le persone che sono state colpite da questi eventi tragici e di accompagnarle, per ripartire di nuovo. Tanti di loro stanno implorando di non essere abbandonati, dopo che le luci della ribalta caleranno sulla vicenda.
Di fronte a questo grido, non posso rimanere indifferente. Per questo, ci stiamo mobilitando con altri Siciliani di Montréal per dare un contributo e testimoniare il nostro sostegno a queste persone. Un contributo che vuole essere un seme di speranza di fronte ad un dolore immenso. Una goccia: piccola, eppure cosi’ importante perché, anche noi come chi soffre nelle vallate della Sicilia possiamo sentire ancora una volta di più, come ha detto Enzo Jannacci , «una carezza del Nazareno, avremmo così tanto bisogno di una sua carezza» (Corriere della Sera, 6 febbraio 2009).
Sui luoghi dell’alluvione, quella carezza ha oggi tanti volti, come quelli dei tanti volontari venuti ad aiutare. Come quelli di un gruppo di amici venuti da Messina che aiutano il proprietario di un piccolo supermercato - scoraggiato, arrabbiato e stanco di dover ricominciare di nuovo - a spalare il fango dal suo negozio. Sono questi volti che desideriamo aiutare anche dal Canada.
Mariachiara Restuccia
Candidata al PhD in Marketing, HEC Montréal